Turismo storico – Cinque domande su Belfast

L’articolo di oggi è di una tipologia particolare. E’ composto da una serie di domande che mi sono state poste riguardo Belfast e che ho raccolto nel tempo, per scrivere un piccolo saggio sul turismo in questa affascinante meta.
Da precisare che la dicitura “turismo storico” non mi è mai piaciuta molto. Non mi sono mai definita “turista” quando visito un luogo. Piuttosto “viaggiatrice”, un termine che trovo renda meglio il senso dei miei viaggi.
Quello a Belfast è stato un viaggio organizzato non per divertimento, quanto per scoperta di un luogo difficile e che desideravo visitare da molto tempo, dopo aver intrapreso i miei studi sui Troubles.
E’ per questo che, quando qualcuno mi chiede se io consigli una visita a Belfast, rispondo sempre “ni”.
Il perchè lo spiegherò nelle prossime righe.

1) Dovrei visitare Belfast?
Non ritengo Belfast una città turistica. In genere la  paragono alla mia città natale (per la privacy dirò solo che ha un grande vulcano attivo e ottimi arancini), sporca allo stesso modo e con lo stesso grado di (in)civiltà. Quindi è un soggiorno che consiglio a chi è realmente interessato alla storia del conflitto nord-irlandese e voglia capirne meglio le vicende.
Al limite, se c’è veramente questo spasmodico desiderio, fate mezzo giro in città e poi prenotate un tour verso posti magnifici come le Cliffs of Moher o il Giant’s Causaway.

2) Ho interesse per i Troubles e vorrei visitare quei luoghi. Posso?
Devi. Se c’è un interesse storico, allora Belfast diventa una incredibile fucina di luoghi e spunti. Ogni cosa è utile per rendere più chiare le idee. Anche sedersi su una panchina in un parchetto appena fuori il centro turistico. In alternativa, trovarsi a Sandy Row, roccaforte protestante, per una visita non prevista mentre vaghi alla ricerca della Queen’s University.

3) Come arrivo a Belfast? Dove è possibile dormire? Ci sono gli alberghi? E le strutture turistiche?
Io sono andata partendo da Dublino, usando un comodo bus. A parte il viaggio, durato due ore più del previsto (poi dicono che non somiglia alla mia città natale), è stato economico (metà del costo del viaggio in treno) e pittoresco. Il bus ha attraversato piccoli borghi e cittadine, che ci hanno accolti con bandiere protestanti e persino della Confederazione Americana. Quando abbiamo chiesto il perché, ci è stato risposto che i protestanti adorano tutto quello che è bianco, rosso e blu e a volte sbucano anche bandiere francesi.
Se vivete in un luogo civile, ci sono ottimi collegamenti aerei diretti. A tal proposito c’è questo interessante articolo di Irlandaonline.com.

Per quello che riguarda le strutture ricettive, niente paura. Il fatto che sia una città con una storia drammatica, non implica che sia una terra di nessuno in stile vecchio west. Ci sono diversi deliziosi alberghi molto confortevoli e con costo accettabile. Noi abbiamo dormito al Premier Inn City Centre, pulito e in zona centrale, a pochi passi dalla City Hall.
Stesso discorso per le strutture turistiche. C’è un ottimo ufficio informazioni proprio davanti la City Hall, molto efficiente e con una buona scelta di tour disponibili e impiegati disponibili a fornire informazioni di tutti i tipi.
Cambiate gli euro ovunque, meno che in città. Il cambio è spaventoso, sopratutto nell’ufficio postale dove vi manderanno, qualora chiediate informazioni in stazione.

 

 


4) Va bene, mi hai convinto. Voglio andare, ma è pericoloso?

Con le dovute accortezze, Belfast è pericolosa come ogni città. Basta avere buon senso e capire che si è in un luogo molto particolare. Questo significa non parlare dei Troubles con chiunque vi troviate davanti, evitando anche temi come religione e di politica. Non andare a zonzo di sera se non in centro. Se vi trovate in posti come Falls Road o Shankill Road, semplicemente siate rispettosi e discreti. Personalmente bloccherei l’ingresso a quegli odiosi pulmini di turisti che pensano di trovarsi a Disneyland.

 

5) Mi piacerebbe visitare i luoghi più rilevanti come Falls Road, è possibile?
Magnifico. Assolutamente puoi. Ci sono diversi modi per conoscere questi luoghi ricchi di significato.
–  Andare a piedi e da soli. Ho visto molti farlo. Saltellano su e giù, guardano i murales, non capiscono bene cosa stanno vedendo e poi scarpinano giù dopo essere (forse) arrivati a malapena in Bombay Street (ma non è sicuro che accada). Ha il vantaggio di essere un metodo economico ma non ha molto senso se siete li per imparare.

–  Tour con black taxi. Ha un costo che varia a seconda dell’associazione cui vi rivolgete. Ottimo il Paddy Campbell’s Belfast Famous Black Cab Tours. I tassisti vi porteranno ovunque voi vogliate e vi spiegheranno le vicende dei Troubles. Un paio di avvertimenti: i punti di vista sono sempre soggettivi e l’inglese del Nord Irlanda è drammatico quasi quanto quello scozzese. Dopo un allenamento serrato per non avere problemi di ascolto, ora sono in grado di riprodurre a richiesta un perfetto accento di Belfast.

– Rivolgersi all’associazione di ex detenuti politici, altrimenti detta Coiste. E’ stata la nostra scelta. Per prenotare basta contattare l’associazione tramite il sito internet e prenotare un tour per il fine settimana. Il costo è contenuto (dieci sterline a persona) e, per quello che ho appreso, avrei volentieri svuotato il portafogli in mano alla guida. Appuntamento sotto la Divis Tower, dove le varie guide smistano i propri assistiti. Se siete senza pudore come la sottoscritta, potete infiltrarvi nei vari gruppi e chiacchierare con tutte le guide. Prima che arrivasse la mia, avevo già fatto la conoscenza di Robert e Paddy.
Io ho scelto il giro lungo, da circa quattro ore e che segue un percorso che si snoda lungo Falls Road e prosegue verso luoghi di importanza per il conflitto, concludendosi con una visita al cimitero di Milltown e poi presso un pub locale per una birra con la guida. Il nostro cicerone è stato Joe Watson, reduce da quindici anni di prigione durante gli anni 80 (suggestivi i suoi racconti sul periodo del secondo Hunger Strike).
Quattro ore di camminata possono sembrare tante, ma vale veramente la pena, sopratutto se l’interesse verso i Troubles è veramente alto.

 

Il ritorno può essere fatto con un comodo black taxi, non nella versione turistica ma in quella “quotidiana”. Meno costoso dell’autobus e infinitamente più interessante. A proposito, se il taxi è verde, potete prenderlo lo stesso, come due simpaticissimi autoctoni ci hanno spiegato, osservando due italiani rimbambiti che cercavano il black taxi e snobbavano il green.

Per un racconto della mia esperienza belfastiana: Belfast, i murales e le ferite di una città.

 

(Nota: le fotografie brutte sono quelle del mio viaggio. Inutile mettere watermark, solo un disperato vorrebbe rubarle e spacciarle per proprie.)

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