Anna Anderson e Anastasia: il colossale imbroglio che sconvolse l’Europa

Le storie romantiche piacciono a molti. Non solo alle donne. C’è un certo compiacimento nel rendere la realtà più rosea e immaginare mondi fantastici, dove le principesse vivono per sempre felici e contente, magari insieme a un bel principe. Peccato che molto spesso non sia così. Le principesse sono di carne e ossa come noi comuni mortali e il loro destino è spesso triste.
Una storia dal sapore agro e  condita da un pizzico di squallore è quella che ha protagonista Anastasia Nicolaevna Romanovna. Figlia dello zar Nicola II, la ragazza ha solo 17 anni quando viene uccisa da soldati bolscevichi nel 1918. Con lei perisce l’intera famiglia e tre membri del seguito.
La direzione del Soviet che si occupa dell’esecuzione ha mantenuto il riserbo sull’intera faccenda, limitandosi a comunicarla alla direzione centrale di Lenin. Questo ha fatto nascere molte leggende su una supposta sopravvivenza, se non dell’intera famiglia, almeno di una delle figlie. Il ritrovamento nel 1989 del luogo di sepoltura del gruppo, non ha però fugato i dubbi, perchè se i corpi ritrovati erano nove, questo significava che due erano assenti. Così la leggenda della figlia sopravissuta ha continuato ad alimentarsi, fino al 2007, quando sono stati rinvenuti i cadaveri dello zarevich e di una delle sorelle (probabilmente Maria).
Per dovere di cronaca, si trovano ancora inguaribili romantici che affermano che sia tutto un gombloddo (a che scopo?) e che in realtà Anastasia si sia effettivamente salvata.

La famiglia di Nicola II

La Sconosciuta

Negli anni immediatamente alla Rivoluzione Comunista, sbucano fuori diversi impostori che dichiarano di essere lo zarevich oppure una delle sorelle. Tutti però svaniscono nel nulla e solo di una rimane memoria, nota per essere stata probabilmente la più grande imbrogliona del Novecento.
La storia è nota. Il 27 febbraio 1920 una giovane donna tenta il suicido lanciandosi da un ponte di Berlino. Viene soccorsa, portata in ospedale prima e poi nella clinica psichiatrica di Dalldorf.
La ragazza dimostra circa 20 anni, non ha documenti e non dichiara la propria identità. Parla un buon tedesco ma con un leggero accento che rivela una nazionalità straniera.

Durante la degenza, un’altra paziente (ricordiamo che si tratta di un’ospedale psichiatrico) la osserva e ipotizza che la donna potrebbe essere una persona importante che si è perduta o che forse non vuole rivelare la propria identità. Anzi, non potrebbe forse essere la granduchessa Tatiana?
La donna sconosciuta annuisce. Si, è proprio lei, la scomparsa Tatiana. Si sparge presto la voce e nascono le leggende. Un’infermiera sostiene che è ovvio che quella ragazza dai modi così signorili non possa altro che essere una gran dama. E’ stata persino udita parlare in russo nel sonno!
Peccato che, per un orecchio non allenato, il russo e frasi polacche biascicate nel dormiveglia, abbiano più o meno lo stesso suono.
La notizia giunge fino alle alte sfere. A Berlino ci sono moltissimi emigree russi, nobili, ex soldati, tutti accomunati dalla fede nella famiglia imperiale e dalla speranza che le voci della loro morte, siano infondate. In città vive la principessa Irene, sorella della zarina. Ed è proprio lei che, giunta notizia della supposta Tatiana, invia una persona di fiducia presso Dalldorf.
La persona incaricata di un compito così delicato è la baronessa Sophie von Buxhoeveden, dama di compagnia e amica intima della zarina. Una nobildonna che ha conosciuto a fondo le granduchesse e che, saprà sicuramente essere d’aiuto.
In compagnia di altri emigree, la baronessa fa visita alla Sconosciuta e, con grande delusione si accorge che non può essere Tatiana, sopratutto perchè è veramente troppo bassa, rispetto alla granduchessa.
La Sconosciuta non batte ciglio. Non è mica Tatiana lei, è Anastasia.

Iniza così una pantomima che dura fino alla morte della donna, nel 1984. Nei decenni seguenti la falsa Anastasia vive a carico di nobili e ricchi mecenati, viaggiando tra Germania, Svizzera e Stati Uniti, supportata da chi spera di ottenere il mitico tesoro degli zar e da chi vuole bearsi di gloria riflessa. Negli anni cambia nome, è Anastasia Tchaikovsky, per arrivare poi ad essere Anna Anderson, pseudonimo col il quale è nota. Diviene infine Anastasia Manahan, dal cognome del marito, un eccentrico professore di storia americano.
Il carosello degli eventi non si ferma neanche quando viene appurato che la sua identità è quella di  Franziska Schanzkowsky, una donna polacca con problemi mentali.
Chi le crede sostiene che siano troppe le somiglianze con la granduchessa. Peccato che queste possano facilmente essere spiegate e smontate semplicemente con un minimo di ragionamento e buonsenso.

Franziska Schanzkowsky

 

1) La Sconosciuta aveva modi troppo principeschi per essere un’operaia.
La famiglia di Franziska Schanzkowsky ha più volte testimoniato che la ragazza aveva grandi aspirazioni e detestava le proprie condizioni umili. Il suo trasferimento dalla provincia verso la grande città era dettato proprio da questo desiderio di rivalsa sociale. Quando la donna si innervosiva, veniva fuori un comportamento sguaiato che certo non poteva essere quello di una ragazza educata in un palazzo imperiale.
Inoltre le giovani granduchesse erano state educate in maniera molto semplice e senza quei modi pomposi e altezzosi propri della falsa Anastasia.
Eleganza e pomposità sono due cose molto diverse.

Anna Anderson

 

2) Esisteva una somiglianza fisica tra la Sconosciuta e Anastasia.
La gente vede ciò che vuol vedere. Le uniche somiglianze erano il colore degli occhi e la presenza di alluce valgo. Troppo poco per definirle “identiche”.
Il naso di Franziska era troppo grande e più schiacciato, mentre quello di Anastasia piccolo e delicato. La bocca di Franziska era diversa, con labbra piene e tumide. Era questo il motivo per cui tendeva sempre a tenere la bocca serrata o a mordersi le labbra. Quando la cosa iniziò a risaltare troppo, la donna affermò che i cambiamenti del viso erano stati colpa delle ferite a Yekaterinburg. Successivi esami medici rivelarono che la donna non aveva mai sofferto di traumi da fucile o baionetta. Era visibile, invece, il segno di un trauma subito in gioventù dalla Schanzkowsky, ossia lo scoppio di una granata mentre lavorava in fabbrica.
Le molte cicatrici che segnavano il suo corpo apparvero nel corso degli anni ed erano autoinflitte.

Immagine comparativa. Basti guardare anche solo la forma degli occhi.

 

3) La Sconosciuta parlava le stesse lingue della granduchessa.
Anastasia parlava perfettamente russo (lingua del suo paese), inglese (con cui comunicava giornalmente con la famiglia) e francese (lingua ufficiale della corte di Russia). La sedicente granduchessa parlava abitualmente tedesco con un accento straniero, che non era russo, ma polacco. Non conosceva il francese, a parte poche parole per impressionare gli ascoltatori. Non parlava inglese, che imparò poco prima di recarsi negli Stati Uniti. Ella giustificò la questione del russo dicendo che non voleva più parlare la stessa lingua di chi l’aveva fatta tanto soffrire. Testimoni affermano che, in ogni caso, la donna non comprendeva questo idioma se non per poche frasi.

I precettori di lingue delle granduchesse: Pierre Gilliard e Sidney Gibbes.

 

4) La principessa Irene e la granduchessa Olga, entrambe sue zie, l’avevano riconosciuta.
E’ falso e sono solo voci messe in giro dalla propaganda favorevole alla Sconosciuta.
Irene era sorella della zarina e, pur non vedendo Anastasia da nove anni, dichiarò subito che quella non era sua nipote, per la totale diversità fisica.
Olga era sorella dello zar e aveva una conoscenza approfondita della ragazza, che vedeva tutte le settimane, insieme alle sorelle. La granduchessa dichiarò che quella donna non poteva assolutamente era la sua adorata nipote.

Nessuno di coloro che conoscevano intimamente Anastasia si pronunciò mai in suo favore. I due precettori Sidney Gibbes e Pierre Gilliard erano a stretto contatto con la famiglia reale quotidianamente ed entrambi dichiararono che non c’era possibilità che quella fosse la ragazzina cui avevano dato lezioni.

La granduchessa Olga.

La Sconosciuta era in grado di “riconoscere” chi le veniva presentato, solo già ne conosceva il nome. Ad esempio, scambiò la moglie di Gilliard per la granduchessa Olga. Peccato che madame Gilliard fosse Shura Tegleva, l’infermiera della zarina, una persona che apparteneva al mondo quotidiano delle giovani granduchesse.
I figli del medico di corte Eugene Botkin (morto insieme alla famiglia imperiale) sostenevano di essere stati suoi compagni di giochi e di essere sicuri che quella fosse davvero Anastasia.
In realtà Gleb e Tatiana Botkin avevano avuto solo pochi incontri da bambini con le granduchesse. I due (sopratutto Gleb) si impegnarono a fondo per far riconoscere la Sconosciuta, più per un sentimento di rivalsa contro i Romanov. Gleb e Tatiana si erano sentiti abbandonati dalla famiglia che non aveva avuto il minimo riguardo per i due ragazzi, figli del medico che sino all’ultimo era rimasto con lo zar. Inoltre non avevano avuto alcun aiuto, quando dopo la morte del padre a Yekaterinburg, erano rimasti da soli in Siberia. C’è da dire che i Romanov erano piuttosto impegnati a salvare la propria pelle, in un momento in cui portare il nome Romanov o essere in qualche modo legati alla famiglia, poteva condurre velocemente alla morte. Difficile che qualcuno si fosse posto il problema della sopravvivenza dei figli di un servitore.

Il dottor Botkin e lo zar Nicola II.

 

5) La Sconosciuta conosceva molti particolari della vita di corte.
All’inizio la donna non sapeva quasi nulla della famiglia dello zar. Iniziò a dar segno di ricordare subito dopo che iniziarono ad arrivarle fotografie, libri e riviste, che leggeva avidamente e poi imparava a memoria. Inoltre era brava a memorizzare piccoli particolari che le venivano rivelati dai suoi visitatori e che poi, riportava parola per parola al visitatore successivo, dando l’impressione che effettivamente fossero ricordi propri.
Quando decideva di inventare ricordi di sana pianta, spesso creava racconti inconsistenti e fallaci, come quando dichiarò di ricordare un samovar nella propria residenza. Peccato che nella stretta cerchia dello zar, i samovar fossero oggetti inesistenti.

6) La famiglia non ha mai voluto riconoscere la Sconosciuta per tenersi il leggendario tesoro dello Zar.
Non è mai esistito nessun tesoro dello zar in nessuna banca d’Inghilterra. E’ vero che, prima della guerra Nicola II aveva depositato delle enormi somme di denaro all’estero. Questo però tornò rapidamente in patria per sostenere i costi della Prima Guerra Mondiale.
Se fosse esistito davvero, i superstiti (primi tra tutti Olga e Xenia, le sorelle dello zar) avrebbero fatto in modo di impossessarsene. E’ risaputo che, tutti i Romanov sopravvissuti abbiano vissuto in maniera modesta, spesso vendendo i propri gioielli per sopravvivere. L’imperatrice madre Maria Feodorovna visse alla corte del nipote re di Svezia, mantenuta totalmente da lui. Piuttosto strano, se veramente ci fosse stato un patrimonio legalmente detenuto in banca. Riconoscere la Anderson e poi dividere il patrimonio, sarebbe convenuto anche ai parenti.

 

7) La Sconosciuta sosteneva di essere stata battezzata nella religione cattolica solo dopo essere stata “salvata” ma che comunque si riteneva ortodossa.
Più di un testimone ricorda di averla farsi il segno della croce, in maniera eccesivamente naturale. Se fosse stata veramente ortodossa, avrebbe ricordato i riti nella loro interezza, invece di mostrarsi sin troppo a suo agio con quelli cattolici.

8) In realtà è tutto un complotto.
Di chi? Ipotizzando che i parenti Romanov non abbiano voluto riconoscerla per propositi ereditari. Quale sarebbe stato il motivo? Non era erede al trono e non avrebbe potuto esserlo. Non poteva ambire al famoso tesoro, perchè non è mai esistito alcun tesoro. I parenti hanno vissuto in condizioni modeste, quindi è evidente che nessuno si sia appropriato di misteriose somme di denaro.
Bisogna quindi supporre che un complotto familiare, che comprendeva anche la nonna e le zie, abbia cercato di neutralizzare una ragazzina  che non poteva essere di intralcio o danno a nessuno.

Ipotizzando anche che fosse un complotto sovietico. Neanche qui c’è un senso logico. Anastasia non poteva dichiararsi erede e cercare di riprendersi il trono, semplicemente perchè non era previsto da nessuna legge e, per la verità, neanche dai fucili sovietici. Anche ammettendo il matrimonio con un principe straniero, difficile immaginare un sovrano che marcia alla testa di un’armata per salvare il regno della moglie, sopratutto al termine di un carnaio come la Prima Guerra Mondiale.
C’è il mistero dei due corpi mancanti, che però sono stati ritrovati e sottoposti ad analisi. Fermo restando che il corpo mancante è probabilmente quello di Maria (quindi non era Anastasia la sorella che poteva essersi salvata) e che la prova del DNA non sbaglia, alcuni sostengono che sia tutto un complotto russo e che i tecnici americani siano stati corrotti.
Perchè? Non si sa.  Quale vantaggio avrebbe il governo russo?
A quel punto sarebbe stato più semplice che il governo del 1989 avesse messo a tacere per sempre chi aveva fatto le prime scoperte della fossa comune di Yekaterinburg.

 

9) Ma la prova del DNA è stata fatta usando materiale dello stomaco di un cugino di millesimo grado. E poi lo sanno tutti che si può sbagliare.
No, nein, niet, nada.
La prova del DNA non si fa al supermercato o nel laboratorio sotto casa. In questo caso specifico si sono mossi specialisti di fama internazionale. Per la comparazione che riguarda i corpi rinvenuti a Yekaterinburg, è stato usato il sangue del principe Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisabetta e parente stretto della zarina. Il DNA è stato poi confrontato con quello ricavato da tessuti dell’intestino della Anderson. Questo è risultato incompatibile con quello dei Romanov, mentre è risultata la parentela con un nipote di Franziska Schanzkowsky.
Ergo…la scienza non è un’opinione. Le motivazioni di chi crede ad Anna Anderson sono oggettive e circostanziali. La prova del DNA è oggettiva e inoppugnabile.

 

10) Il sito/forum/consiglio di quartiere/mio cuggino/ dice che è sopravvissuta e comunque non voglio rovinarmi la storia del film.
A me piace Yul Brinner e trovo che il suo generale Bounine sia molto affascinante. Questo non implica che io creda davvero che abbia salvato Anastasia. Il cinema e la fantasia sono una cosa e, la storia è un’altra.

Il film del 1956 sulla falsa Anastasia.

Negli anni la storiografia sulla vicenda di Anna Anderson è andata avanti e in maniera decisamente critica. Senza contare le recenti scoperte archeologiche, corredate da analisi scientifiche.
Quindi per quanto possa essere noioso e per nulla romantico, Anastasia è morta la notte del 17 luglio 1918 a Yekaterinburg, insieme alla sua famiglia e ai fedeli servitori.
Accettare la verità è un modo per rendere finalmente onore a una ragazza che è morta senza colpa, travolta dal corso della storia
.

 

Fonti:

Sophie Buxhoeveden,The Tragic Empress: The Authorized Biography of Alexandra Romanov, 2017.
Pierre Gilliard, Constantine Savich, The false Anastasia, 1929.
Vera Green, Victoria Hughes, Almost Anastasia: The Life of Franziska Schanzkowsky, 2015.
Peter Kurth, Anastasia, The Life of Anna Anderson, 1988.

Robert K. Massie, The Romanovs: The Final Chapter: The Terrible Fate of Russia’s last Tsar and his Family, 2013.
Michael W. Simmons, Romanov: The Last Tsarist Dynasty, 2016.

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