Dieci giorni in manicomio – La storia di Nellie Bly

Nel 1887 Elizabeth Jane Cochran (1865-1922) è una giornalista poco più che ventenne. Scrive sotto lo pseudonomo di Nellie Bly e ha già avuto un discreto successo a Pittsburgh, scrivendo per il Pittsburgh Dispatch. Dopo un avventuroso reportage in Messico, viene però relegata alle pagine dedicate al mondo femminile. La combattiva Nellie sogna  grandi scoop e inchieste sociali e si ritrova, invece, a scrivere di consigli di bellezza. Nel 1887 si trasferisce a New York e viene assunta dal New York World, diretto da Joseph Pulitzer (1847-1911). Contrariamente al precedente incarico, qui ha la possibilità di dedicarsi al giornalismo vero, quello che lei sogna. Pulitzer le affida un incarico pericoloso ma allo stesso tempo esaltante. Il 22 settembre le chiede se sia disposta a fingersi una paziente e infiltrarsi nell’ospedale psichiatrico che si trova fuori città, nell’isola di Blackwell. (inserire info su blackwell) Il posto ha una sinistra fama e le poche notizie che giungono non sono confortanti. Si parla di pazienti tenute in condizioni miserabili e segregate dal resto della società.

 

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Lei accetta e, inizia a preparare un piano. Sa che entrare nella struttura da paziente non è difficile. Occorre solo fingersi folle e farsi ricoverare.
Il primo passo di Nellie Bly è fingersi una giovane donna priva di memoria. Prova a lungo allo specchio diverse espressioni facciali che serviranno a confondere i suoi interlocutori e indossa il più vecchio dei suoi abiti. Lasciando a casa denaro e documenti, si reca presso un ricovero per donne, dove paga per un posto letto e, inizia a comportarsi in modo strano. Le altre ospiti della casa sono subito spaventate da quella ragazza che piagnucola e si rifiuta di dormire e che sostiene di avere paura di essere uccisa. Da qui a trovarsi presso un giudice, il passo è breve. Sostenendo di ricordare solo il proprio nome, Nellie Brown (pseudonimo con le stesse iniziali del nome d’arte), la coraggiosa giornalista viene condotta presso l’ospedale psichiatrico dell’isola di Blackwell. Staziona prima presso una sorta di ambulatorio, dove viene dichiarata malata e poi portata presso la struttura vera e propria. L’impatto è sconvolgente. La stessa Nellie Bly scrive che

“Da sempre desideravo conoscere come si svolgesse la vita all’interno di un istituto di igiene mentale, ma quel desiderio scaturiva unicamente dalla certezza di poter essere rassicurata sul fatto che creature indifese trovassero in esso la cura, la protezione e finanche l’affetto di cui abbisognavano”.

La diagnosi per la giornalista è “follia con mania di persecuzione”. Questo nonostante la Bly, subito dopo il ricovero, inizi a comportarsi in maniera perfettamente normale. Non solo non viene ascoltata ma, il suo attegiamento irrita profondamente le infermiere. Proprio alle brutali guardiane sono dedicate molte pagine del reportage.

Donne prive di preparazione infermieristica, sadiche verso le pazienti. Bagni gelidi, percosse e scherzi crudeli sono all’ordine del giorno. Il cibo è freddo, insufficiente e insapore, in contrasto con i saporiti manicaretti che vengono preparati per il personale. Le pazienti non ricevono terapie di nessun tipo, mediche o ricreative.
Molte delle donne ricoverate sono perfettamente sane e, per essere internate basta veramente poco. Essere state adultere, immigrate sole e bisognose o anche solo convalescenti da una malattia, sono tutte cause che portano al ricovero in manicomio. Da quel luogo non si può uscire se non dietro richiesta esterna. Per la “sconosciuta” Nellie Brown si mobilita addirittura la stampa, curiosa riguardo quella fanciulla elegante che suona il pianoforte per le compagne ed è chiaramente di buona famiglia e di ottima istruzione.
Nellie Bly resiste per i  dieci giorni pattuiti, fino a che un sedicente fratello (in realtà l’avvocato del giornale) viene a prenderla e la porta via dall’isola di Blackwell.
Nelle ventiquattro ore successive esce già il primo articolo sul New York World, seguito da una numerosa serie di altri. Il caso fa scandalo e l’ospedale psichiatrico riceve la visita di una commissione di inchiesta che porta al miglioramento delle condizioni di vita delle pazienti e allo stanziamento di un fondo di un milione di dollari annuo per le cure.
In seguito al grande successo degli articoli di Nellie Bly, essi vengono raccolti nel volume Dieci giorni in manicomio, ancora oggi preziosa testimonianza dei lunghi secoli di brutale trattamento per i pazienti psichiatrici.

 

Curiosità:
Alla vicenda di Nellie Bly è ispirata la figura di Lana Winters, una delle protagoniste del telefilm American Horror Story – Asylum.

 

Fonti:
Nellie Bly, Dieci giorni in manicomio, Edizioni Clandestine, Massa, 2017.

Simo Cross, Mediating madness: mental distress and cultural representation, Palgrave Macmillan, New York, 2010.
www.asylumprojects.org

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