Mstislav Rostropovich – requiem per il Muro

Il 1989 è un momento di grande importanza per il mondo occidentale. In quell’anno, il 13 giugno, inizia ufficialmente la Caduta del Muro di Berlino. La costruzione, iniziata il 13 agosto 1961, divide il confine tra la Repubblica Democratica Tedesca (a influenza sovietica) e la Repubblica Federale di Germania. Esso impedisce ai cittadini della RDF di passare dall’altra parte, conducendo alla morte più di molto di coloro  che cercano di superarlo.

Nei giorni seguenti all’annuncio ufficiale, quando una folla festosa proveniente da tutto il mondo si accalca intorno al muro, sono molte le manifestazioni spontanee di giubilo. I locali della zona offrono da bere e si tengono concerti improvvisati, il più famoso dei quali è quello di Roger Waters dei Pink Floyd, che il 21 luglio 1990 intona The Wall, dinanzi a migliaia di persone. Tuttavia, forse meno conosciuto ma sicuramente dal grande impatto emotivo, è un’altra esibizione musicale che vede protagonista il Muro di Berlino.
E’ ormai il dieci novembre quando il violoncellista Mstislav Rostropovich (1927-2007), vede al telegiornale la notizia della caduta del Muro. Il musicista è il più grande violoncellista vivente e, pur essendo nato e cresciuto in Unione Sovietica, manca ormai da decenni, costretto ad un esilio che lo ha privato anche della cittadinanza. Rostropovich vive a Parigi ma, dinanzi quelle immagini, non ha un attimo di esitazione. Parte immediatamente e, il giorno dopo, è già a Berlino. Mescolatosi alla folla in festa, insieme al suo violoncello, si reca fino al checkpoint Charlie (luogo dalla triste fama). Qui chiede in prestito una sedia e improvvisa un concerto, suonando le Suites per violoncello di Bach.
I video fanno il giro del mondo, quasi come se il geniale musicista avesse voluto suonare un requiem per la fine del Muro e della Guerra Fredda.


Intervistato, Rostropovich dichiara:

Quando sono andato al Muro di Berlino non è stato un atto politico, ma personale. Ero a Parigi, la sera ho telefonato a un amico che mi ha detto di accendere immediatamente il televisore, era di sera. All’inizio non capivo, guardavo quelle immagini e non capivo. Quando ho capito le lacrime hanno iniziato a scendere. Il Muro di Berlino nella mia vita ha avuto il ruolo di una cicatrice sul cuore. Avevo 47 anni quando mi hanno cacciato dall’Unione Sovietica, dopo i 47 anni è iniziata un’altra vita. E queste due vite non si sono mai riunite. Quando ho visto che buttavano giù il Muro di Berlino ho pensato che finalmente avrei potuto avere la speranza che queste due parti della mia vita potessero ricongiungersi. E come un pazzo la mattina successiva ho preso il violoncello, sono salito su un aereo. Non sono andato a Berlino a suonare per la gente, sono andato lì a suonare affinché Dio mi ascoltasse, direttamente dal Muro di Berlino. Una specie di preghiera di ringraziamento a Dio. E davvero, dopo quel giorno, le mie due vite si sono riunite”.

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