Mineko Iwasaki – Storia di una geisha del Novecento

Una geisha nel moderno Giappone

Le geisha sono uno di quegli argomenti sui quali tutti dicono di sapere ma nessuno in realtà sa. Confuse con le cortigiane d’alto bordo o ritenute semplici prostitute mitizzate. Qualcuno ipotizza addirittura che siano solo una montatura per turisti.
Nulla di più falso, le geisha esistono ancora e, anche se la loro presenza è sicuramente minore rispetto al passato, non sono affatto scomparse.
Qualche anno fa è apparso in libreria Le memorie di una geisha, dell’americano Arthur Golden. Libro che si propone come un documento accurato della vita di una geisha e ispirato alla storia di una di loro. Memorie di una geisha ha avuto un grande successo ed è stato portato sullo schermo nel 2005.  Film esteticamente curato ma discutibile  la scelta di una  protagonista interpretata da un’attrice cinese.
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La geisha intervistata da Arthur Golden è Mineko Iwasaki, la più famosa della sua generazione, che ha concesso allo scrittore un colloquio nel 1992, a condizione che la sua identità rimanesse segreta.
L’autore non rispetta il patto e, secondo la Iwasaki, distorce molte informazioni, dando un’idea sbagliata della professione di geisha, insistendo sopratutto sull’aspetto sessuale della professione.
La causa civile tra l’ex geisha e lo scrittore ha luogo tra 2001 e 2003  e  Golden è costretto a pagare una grossa cifra a Mineko Iwasaki, nonostante egli affermi che non esistesse alcun accordo di riservatezza e che la vita di Sayuri Nitta non sia ispirata a quella di Iwasaki-san. minekoiwasaki3
Una lettura del libro di Golden e della successiva autobiografia della Iwasaki danno una veloce risposta…e decisamente ragione all’ex geisha.
Ma chi è Mineko Iwasaki?

Geisha di Gion (in Italia Storia proibita di una geisha) è il titolo dell’autobiografia di Iwasaki-san. Pubblicata nel 2002, in contemporanea alla querelle con Golden, è stata elaborata in collaborazione con Rainde Gail Brown, scrittrice americana specializzata in studi orientali.

 

 

Biografia di una geisha

 

Mineko Iwasaki nasce il due novembre 1949 come Masako Tanaka. A cinque anni si trasferisce nella casa Iwasaki, situata nel quartiere Gion di Kyoto e inizia subito la sua formazione come maiko (l’apprendista geisha). A dieci viene adottata come erede della casa e a quindici debutta come maiko.  A venti inizia la sua carriera di geiko (il nome che a Kyoto denota le geisha) e diviene ben presto la più famosa e ammirata dell’intero Giappone. Si ritira a soli ventinove anni, all’apice della fama, si sposa con un artista ed ha una figlia. Attualmente vive a Kyoto e si occupa d’arte.

La geisha sostiene, nelle sue memorie, di essere figlia di una nobile famiglia e di aver scelto di propria spontanea volontà di essere adottata come atotori (erede) della casa Iwasaki. Già due delle sue sorelle sono state vendute alla casa e una terza vi è entrata da poco.  La biografia prosegue con un lungo excursus della vita della vita della geisha (o geiko, come vengono chiamate le geisha di Kyoto) ed è interessante per la descrizione dell’educazione delle artiste, delle varie fasi e della difficoltà di una vita che, in tempi moderni, può risultare anacronistica, sopratutto ad un occhio occidentale. Iwasaki-san sottolinea l’onere di sostenere il peso della fama e di come, spesso questa non conduca affatto ad una vita felice. Impegno, dedizione e fermezza sono i capisaldi di una professione che non ammette affatto errori e che scatena profonde invidie. Spesso citati episodi di tranelli giocati alla Iwasaki proprio dalle colleghe, gelose di colei che è la più ammirata e la più ricercata tra tutte le artiste del Giappone.mineko1
Molto interessanti sono gli incontri di Iwasaki-san con personalità straniere e i fraintendimenti dati dalla diversità di cultura, come nell’episodio in cui il principe Carlo d’Inghilterra le rovina un ventaglio autografandolo.
Un punto che è necessario tenere presente è che, l’autobiografia sia stata scritta come diretta risposta a Memorie di una geisha e che, pertanto, forse si esageri nell’ansia di mantenere intatta l’immagine della geiko.mineko2
Il punto più controverso della querelle è quello nel quale Arthur Golden parla a lungo del mizuage, ossia la vendita della verginità al prezzo più alto.  L’ex geisha afferma che esso non sia assolutamente un fatto reale e che le geiko non abbiano affatto bisogno di mercificare il loro corpo.  I guadagni sarebbero, infatti, più che sufficienti a sostentarle e pagare le spese necessarie per apparire adeguatamente in società.mineko3
E’ chiaro che il racconto di Golden sia fiction e non possa essere considerato biografia e che egli abbia preso più licenze poetiche. Chiaro anche che Iwasaki-san voglia mantenere intatta la reputazione delle geisha e non lasciare che sembrino semplici prostitute d’alto bordo.
La realtà, come in molti casi, si trova nel mezzo. Il mizuage inteso come vendita della verginità è una pratica che in passato è stata valida. Esso è poi stato abolito con l’avvento delle leggi sulla prostituzione. Nel Novecento per mizuage si intende una cerimonia in cui l’apprendista cambia la sua acconciatura. Comprensibile però come la signora Iwasaki si preoccupi di negare per mantenere le geisha lontane da qualsiasi connotazione sessuale.
Dal ritratto dell’ex artista appare, nel complesso, una figura molto diversa da quella descritta da Golden. La sottomessa Sayuri non è l’indipendente Mineko, che afferma che la professione di geisha sia stata creata proprio per donare alle donne il controllo della propria vita.
Iwasaki-san ammette però  che già negli anni Sessanta e Settante il sistema che regola l’esistenza di queste professioniste dell’intrattenimento sia ormai obsoleto e legato a stili di vita superati. E’ proprio per dare una scossa che si ritira all’apice della carriera, a soli ventinove anni. L’idea è quella di dare un segnale, sebbene la speranza si riveli vana e, l’unico effetto che si ottiene è il ritiro di decine di colleghe in pochissimo tempo, lasciando a Iwasaki-san un sentimento di amaro sul destino delle geisha e di una professione che lentamente sta perdendosi.

 

Nota: nell’uso giapponese il cognome precede il nome ma si è scelto di usare il sistema italiano per migliore comprensione.

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