L’altro volto delle geisha – La storia di Masuda Sayo

L’idea che abbiamo in occidente delle geisha è quella di personaggi eleganti, circondati da ricchi patroni, magari avvolti in costosi kimono. Un po’ quello che ci mostrano film come Memorie di una geisha, con la loro sognante atmosfera.
Come nelle migliori favole, la realtà spesso è molto diversa. Un testo molto interessante, al riguardo, è l’autobiografia di Masuda Sayo , edita in Italia come Il mondo dei fiori e dei salici. Autobiografia di una geisha (OBarraO -2014).

Geisha delle onsen (le terme giapponesi), Masuda nasce a Shiogiri (prefettura di Nagano), nel 1925. La sua è una famiglia poverissima, dove la lotta contro la fame, il freddo e le malattie è una costante. La bambina lavora sin da piccola per guadagnarsi da vivere, come bambinaia e occasionale contadina. In quei giorni nasce soprannome “Gru”, che deriva dalla sua abitudine di infilare un piede in mezzo alle cosce per scaldarsi.
Quando ha dodici anni viene venduta ad una okiya di una stazione termale (onsen), una casa delle geisha, dove inizia il suo apprendistato e dove conosce la geisha “senior”Karuta. Costei  sarà negli anni la sua più fedele amica, tanto da accompagnarla ben oltre la carriera nell’okiya.
Dopo l’apprendistato, a sedici anni, nel 1940 diventa finalmente una geisha dell’okiya Takenoya di Suwa passando attraverso tutti gli stadi di formazione, tra cui quello del mizuage. Quest’ultimo è un argomento controverso tra chi studia le geisha. Se alcuni accettano la versione secondo la quale esso è la vendita della verginità di una geisha (come è espressamente narrato da Masuda Sayo), la famosa geisha Iwasaki Minako sostiene che esso sia semplicemente una somma di denaro e non la compravendita di un atto sessuale.
L’inizio della vita da geisha comunque non porta alla protagonista denaro, ricchezza o anche solo gioia e orgoglio. Le geisha delle stazioni termali sono più prostitute che artiste e lei stessa si trova “comprata” da un cliente di cui diviene amante per obbligo. Quando si innamora di un uomo, è costretta a lasciarlo perchè legata da un contratto.


La seconda guerra mondiale cambia molte cose e, lasciato finalmente l’umiliante lavoro, l’ex geisha vive con i lavori più disparati. Gestisce un ristorante con Karuta, lavora nei campi di riso e fa la bambinaia.
Il racconto del libro si conclude qui, con una protagonista in cerca di un equilibrio cheperò fatica a trovare. Inizia a bere pesantemente e si trova a dover sostenere Karuta, sempre più preda dell’alcol.
Negli anni successivi impara a scrivere in hiragana e, nel 1956 dopo aver letto di una rivista che pubblica racconti di vita vissuta, decide di scrivere la propria, usando solo i semplici caratteri che conosce. Una casa editrice la contatta e l’autobiografia viene pubblicata con grande successo di pubblico nel 1957.
Schiva e riservata, l’autrice non ama incontrare estranei e comunica con i lettori solo attraverso l’editore. La sua scelta è di avere una vita tranquilla, lontana dai riflettori e tutta dedita a gestire il ristorante che ha aperto a Tokyo.
Morirà nel 2008 di cancro al fegato, diretta conseguenza dell’alcolismo che l’ha perseguitata per tutta la vita.

Masuda Sayo insieme alla sua traduttrice americana.

Nonostante la prima edizione giapponese sia del 1957, l’autobiografia di Masuda Sayo viene pubblicata negli Stati Uniti solo nel 2004, dopo essere stata ignorata per decenni dagli studiosi a favore di personaggi più famosi come la già citata Mineko Iwasaki. Il libro della Iwasaki è stato però pubblicato solo nel 2002, rendendo in tal modo quello della Masuda il primo testo ufficiale sul mondo delle geisha.

 

* In giapponese il cognome precede il nome. Si è scelto di seguire l’uso giapponese per coerenza.

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