Rosalia Lombardo: la bella addormentata di Palermo

Una delle più note attrazioni di Palermo, capoluogo della Sicilia, sono le straordinarie Catacombe dei Cappuccini, testimonianza straordinaria di una delle più macabre usanze funerarie: la mummificazione.
Le Catacombe si trovano nel convento dei Cappuccini, appartenente alla chiesa di Santa Maria della Pace. All’insolito luogo sono dedicati i versi de I sepolcri di Ippolito Pindemonte e proprio al poeta è intitolata la via che conduce al complesso religioso.
Sebbene in Sicilia siano presenti altri luoghi simili (basti pensare a Savoca o Novara di Sicilia), il complesso palermitano stupisce per l’altissimo numero di corpi conservati, circa duemila (alcune fonti parlano di ottomila corpi addirittura).

Le catacombe (o più propriamente cripte) dei Cappuccini hanno origine alla fine del XVI secolo, quando i monaci decidono di ingrandire il proprio sito funerario e iniziano a scavare per costruirne uno nuovo. Nel 1599, durante i lavori vengono rinvenuti, in una fossa comune, i corpi perfettamente conservati di quarantacinque monaci. L’accaduto, dovuto all’eccezionale microclima della zona, viene considerato un segno di buon auspicio.

sacred-destinations.com
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L’aumentare progressivo dei frati defunti fa si che si continui a ingrandire la cripta, che nel 1732 arriva alla sua conformazione originaria.
La prima salma ivi collocata è stata quella di frate Silvestro da Gubbio nel 1599, deceduto il 16 ottobre dello stesso anno.
Dapprima ad esservi ospitati sono solo ecclesiastici, poi si estende la possibilità anche a nobili e altoborghesi. Coloro che, insomma, sono giudicati degni di trascorrere l’eternità e che ancora oggi, popolano le sale.

I defunti naturalmente subiscono un processo di preparazione prima di trovare il riposo eterno nella cripta.
Dopo la morte si viene posti nel colatoio, una sorta di graticola dove il corpo viene liberato progressivamente dei liquidi. Qui si è sottoposti ad una sorta di mummificazione naturale, che scurisce la carnagione della salma, che poi viene infine lavata con acqua e aceto. Il processo richiede da otto mesi a un anno. e, trascorso questo periodo, il defunto viene rivestito dei suoi abiti e posizionato in una nicchia scavata nel muro. Alcuni degli ospiti sono in piedi, altri distesi dentro bare.
La disposizione dei corpi non è casuale. La cripta è, infatti, divisa in corridoi. Vi è quello dei religiosi, quello delle donne, degli uomini e quello dei professionisti. Una parte ospita interi nuclei familiari.
Alcune delle mummie appaiono meglio conservate delle altre, e per quanto l’ambiente possa essere favorevole, si riconosce la mano dell’uomo. Si sa che alcuni corpi hanno subito un trattamento con l’arsenico, utilizzato sopratutto durante le epidemie, oppure con bagni di calce.catacombe2
Ad essere esposti anche numerosi bambini e, sopratutto colei che  è senza dubbio l’ospite più famosa della cripta: la piccola Rosalia Lombardo. La bambina giace nella cappella di Santa Rosalia, protetta da un sarcofago con coperchio di vetro. Per decenni ci si è interrogati su quale fosse stata la tecnica di conservazione, che ha permesso a Rosalia Lombardo di mantenersi quasi intatta. Un mistero che è stato svelato solo pochi anni fa, quando l’antropologo messinese Dario Piombino-Mascali ha scoperto l’arcano.
Il ricercatore ha indagato a lungo sul metodo di imbalsamazione, identificandone l’artefice in Alfredo Salafia, chimico e imbalsamatore, all’epoca molto noto.

La mummia più bella del mondo

Rosalia Lombardo muore il sei dicembre 1920, a soli due anni. Secondo ricerche la piccola muore di broncopolmonite, come accertato dal certificato medico. Piombino-Mascali nota che in alcuni casi la causa della morte viene riportata come difterite, malattia che non avrebbe permesso l’imbalsamazione della defunta.
Affranto dal dolore il padre Mario Lombardo, ottiene il permesso per la sepoltura (che avrebbe dovuto essere provvisoria) nella cripta dei Cappuccini. Per preservare il corpo di Rosalia viene dunque chiamato un esperto.sonnoeterno Costui è Alfredo Salafia, la cui personalità è stata ricostruita dal saggio di Dario Piombino-Mascali Il maestro del sonno eterno. Come scrive l’antropologo nel suo interessante saggio:

“Sarebbe […] fuorviante considerare l’opera di Salafia esclusivamente il frutto di una preparazione scientifica: la personalità artistica di cui era dotato, infatti, contribuì in maniera significativa all’enorme accuratezza con cui egli preparava i corpi”.

Noto in Italia quanto all’estero (sopratutto negli Stati Uniti), Salafia ha lavorato su salme di personalità prestigiose quali quella di Francesco Crispi.
Il suo metodo è rimasto sconosciuto per decenni e, sebbene si fosse pensato che tra le sostanze vi fosse stato l’arsenico o il mercurio, la verità è venuta alla luce. Le ricerche di Piombino-Mascali hanno avuto come frutto la scoperta di un memoriale di Salafia, intitolato Nuovo metodo speciale per la conservazione del cadavere umano intero allo stato permanentemente fresco. Il testo spiega esaudientemente i metodi del suo autore e ha permesso di scoprire come Rosalia Lombardo abbia mantenuto il proprio aspetto attraverso i decenni.
Attualmente la piccola riposa ancora nella cappella di Santa Rosalia. La salma, dopo attente analisi è stata però inserita in una teca riempita di azoto liquido. Negli anni l’aspetto ha subito un lieve deterioramento, dovuto a vari fattori, tra cui l’alterazione del microclima della cappella e l’effetto continuo della luce.
Forse, sebbene in un modo diverso da quanto sperato, la piccola defunta ha davvero continuato a vivere, come nelle speranze dei genitori.

 

Bibliografia
Dario Piombino-Mascali, Il maestro del sonno eterno, La Zisa, Palermo, 2009.
Ken Jeremiah, Christian Mummification: An Interpretative History of the Preservation of Saints, Martyrs and Others, McFarland, North Carolina, 2012.
Massimo Onofri, Passaggio in Sicilia, Giunti, Milano, 2016.

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2 thoughts on “Rosalia Lombardo: la bella addormentata di Palermo

  1. Atta

    Che inquietudine :O

  2. Agu

    Bellissimo articolo!
    Personalmente, ho visitato la cripta dei cappuccini due volte, e la prima avevo appena undici anni. Ricordo corridoi e corridoi in cui le salme erano composte in pose diverse, alcune in momenti di vita quotidiana, e che trattenevo il respiro e parlavo piano piano. In un’epoca come la nostra, che dalla caducità umana è assai distante, un occhio a queste memorie è doveroso. Ottimo lavoro!

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