Keiko Fukuda – Una vita per il judo

Chi non ha mai visto un film di arti marziali? Tutti noi conosciamo le incredibili gesta che hanno spinto tanti bambini e bambine sul tatami, sognando la cintura nera. Molti tra i più famosi marzialisti però, non sono conosciuti dal grande pubblico. Questo è un vero peccato, perchè le loro storie sono affascinanti quanto quelle degli eroi cinematografici.
Un personaggio molto interessante è quello di Keiko Fukuda, judoka giapponese di fama internazionale. La sua vita si intreccia con quello della nascita e dello sviluppo del judo e della partecipazione femminile a questa straordinaria arte marziale.

L’eredità familiare e i primi anni

Keiko Fukuda nasce  a  Tokyo il 12 aprile 1913 con il nome di Umeko. La sua è una famiglia benestante. Il nonno paterno è Hachinosuke Fukuda, istruttore di jujitsu presso la scuola Tenjinshinyo, dove insegna principalmente ai soldati dell’esercito. Nel dojo studia anche un giovane Jigoro Kano, all’epoca iscritto all’Università Imperiale di Tokyo. Kano è il migliore allievo della scuola e, insieme al maestro è tra coloro che offrono una dimostrazione di arti marziali al presidente degli USA Ulysses Grant, in visita in Giappone nel 1879.

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Quando la scuola Tenjinshinyo chiude dopo la morte del maestro Fukuda, Kano viene considerato dalla famiglia come l’allievo più meritevole e gli viene consegnato un prezioso cimelio appartenente al maestro.
Anche dopo la morte del nonno paterno, i Fukuda rimangono una famiglia benestante. La giovanissima ragazza riceve un’educazione di tutto rispetto. Impara a suonare lo shamisen, l’arte della calligrafia e l’ikebana. Sembra, quindi, che la sua vita sia destinata ad essere identica a quella di tante giovani giapponesi. Quando compie ventuni anni, un avvenimento cambia completamente la sua vita.
Nel quindicesimo anniversario del Kodokan di Jigoro Kano, il maestro invita la famiglia della giovane a visitare il suo dojo per una cerimonia. Durante la medesima, egli reitera il suo enorme rispetto per Hachinosuke Fukuda, cui dedica anche uno degli alberi di sasaki del giardino.
Il giorno dopo Kano sensei si reca presso l’abitazione dei Fukuda e invita la nipote del venerato maestro ad unirsi al gruppo femminile del dojo.
Passano molti mesi e la ragazza finalmente si convince ad iscriversi. La famiglia non è convinta, sopratutto uno zio  si oppone, ritenendo che il judo non sia un’attività adatta alle donne. La madre esita ma acconsente, spinta dalla prospettiva di procurare alla figlia un buon matrimonio. Chiede, infatti, a Kano di presentare a Keiko giovani adatti, grazie alle proprie conoscenze. Un elemento ancora oggi molto comune nel Giappone dei giorni nostri, dove i matrimoni combinati (miai – 見合い ) sono considerati un modo per assicurare ad entrambe le parti, partner con un grado sociale e culturale adeguato.

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Sii forte, sii gentile, sii bella

Nel 1935 Umeko Fukuda si unisce alla divisione femminile del Kodokan.
Per comprendere lo stato d’animo della ragazza, bisogna entrare nel sistema della scuola stessa. In un’epoca in cui le donne vivevano con l’unica prospettiva del matrimonio, anche l’iscrizione ad un’accademia di arti marziali rappresenta una rottura col sistema tradizionale. La giovane Fukuda, infatti, accede al Kodokan dietro espresso invito di Kano sensei. Le altre aspiranti judoka del dojo hanno superato una selezione attenta prima di accedere e i criteri di scelta sono molto rigidi. Uno tra tutti è l’appartenenza ad una famiglia agiata e di ottimo status sociale.
La frequenza stessa degli allenamenti richiede molto impegno. Sono tre ore al giorno, più la pulizia della palestra. Bisogna inoltre mantenere un comportamento sociale adeguato e maniere ineccepibili. Se si pensa che alle donne non è permesso gareggiare o anche solo partecipare alle dimostrazioni, si comprende come il judo fosse inteso come un’attività fine a se stessa, per educare le giovani donne alla disciplina necessaria al matrimonio e al servizio dell’uomo.
Fukuda sensei partecipa entusiasticamente alla vita del dojo, con un impegno tanto forte da risultare la seconda allieva più meritevole.
Nel 1938 muore Kano sensei, lasciando nella ragazza un profondo dolore per la perdita del maestro.
Subito dopo l’evento, alla giovane viene ventilata l’idea di sposarsi, contraendo matrimonio con uno dei tanti buoni partiti presenti nel dojo. Lei riflette e decide di abbandonare l’idea di sposarsi. Questo perché la tradizione vuole che si abbandoni qualsiasi attività per dedicarsi solo alla famiglia.
Libera dall’imposizione sociale del matrimonio, ora può occuparsi attivamente della propria formazione. Una delle esigenze principali è quella di imparare bene l’inglese. In passato il maestro Kano, infatti, ha più volte espresso il desiderio che le sue studentesse possano espandere il judo nel mondo.
Gli anni passano e la ragazza diventa una donna adulta, che ora è un’insegnante di judo e si occupa attivamente della sua diffusione. Il suo motto è
Tsuyoku, Yasashiku, Utsukushiku” (sii forte, sii gentile, sii bella), che riunisce i capisaldi della sua concezione del judo.
Un passaggio importante è dato dal cambio di nome, che da Umeko diviene Keiko, secondo una predizione che le assicura fortuna se compirà tale atto.

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Gli Stati Uniti

Nel 1950 a più di quarant’anni, Keiko Fukuda ha il suo primo approccio con l’insegnamento a stranieri. In quell’anno un gruppo di giovani americane frequenta il Kodokan per sei mesi. A conclusione del corso, l’istruttrice Helen Carollo (di origine giapponesi) la invita a tenere delle lezioni. E’ il primo approccio con gli Stati Uniti e durerà per un anno e tre mesi.
Dieci anni dopo arriva un altro invito e nel 1966 a cinquantasei anni, si trasferisce a San Francisco, questa volta per sempre.
Dopo un periodo di insegnamento presso strutture private, riceve la cittadinanza americana e si sposta al City College. In seguito apre un suo dojo, il
Soko Joshi Judo Club con l’aiuto dell’amica e collaboratrice Shelley Fernandez.
Gli anni americani sono estremamente fecondi e il suo nome diviene ben presto conosciuto in tutto il mondo.
Questa piccola donna che a malapena raggiunge i 150 cm, ottiene il sesto dan nel 1972, nonostante alle donne non sia consentito raggiungere più del quinto. Nel 1994 ottiene la preziosa cintura rossa. Nel 2011 arriva sino al decimo, onore mai raggiunto da nessuna judoka prima, ottenendo inoltre una serie di riconoscimenti dallo stesso governo giapponese. Suo è anche il titolo di “shihan” (gran maestro).

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Continuerà ad insegnare senza mai fermarsi, anche quando le condizioni di salute non sono più favorevoli a causa del morbo di Parkinson. In più le vengono applicati tre bypass coronarici. Negli ultimi anni insegna da una sedia a rotelle, con l’aiuto di volenterose assistenti.
Muore il nove febbraio 2013 a San Francisco. Le sue ceneri si trovano metà negli Stati Uniti e metà in Giappone, sepolte secondo rito shintoista.

Nota: nell’uso giapponese il cognome precede il nome ma si è scelto di usare il sistema italiano per migliore comprensione.

 Bibliografia:
Kumiko Hirano, Reflections of Keiko Fukuda: True Stories from the Renowned Judo Grand Master, iUniverse, 2018.

 

 

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