La storia di Vincenzo Stimoli, la iena di Adrano

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Solo pochi non conoscono la storia del bandito siciliano Salvatore Giuliano. Gesta portate al cinema e sin troppo spesso romanzate, per una vicenda che di romantico ha ben poco. Non tutti sanno che, il brigantaggio siciliano del secondo dopoguerra fu un fenomeno ben più complesso e articolato.
Le vicende dei briganti sono magistralmente raccontate da Salvatore Nicolosi nel bel saggio L’impero del mitra, quasi introvabile ma che ho avuto la fortuna di leggere.

Nicolosi, ex cronista de La Sicilia, narra in maniera efficace la lugubre storia dei personaggi che hanno contribuito a creare questa pagina di storia italiana. Forse poco conosciuta rispetto all’illustre Giuliano, ma non per questo meno meritevole.

Distinzione necessaria è tra il banditismo post unitario, argomento scottante e portatore di litigi sulla reale paternità di esso e quello del secondo dopoguerra. Ulteriore precisazione tra i banditi della Sicilia orientale e quelli della parte occidentale. Giuliano e i suoi accoliti sono banditi solo inizialmente e ben presto inseriti nelle lotte politiche, protetti per lungo tempo da personaggi illustri. Caso diverso dai corrispettivi delle zone etnee, spesso spinti dalla fame e dalla miseria, più che per reale voglia di delinquere.

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Uno dei più conosciuti personaggi di quell’epoca è Vincenzo Stimoli.
Nato il 2 gennaio 1913, nel bel paesino etneo di Adrano (provincia di Catania), Stimoli non è in alcun modo legato al brigantaggio. I genitori sono proprietari di un appezzamento di terra e lui, con la moglie Giuseppina, gestisce un negozio di alimentari. Negozio che, in periodo di guerra, diviene base per una piccola attività di mercato nero. In Sicilia si chiama “intrallazzu” ed è abbastanza comune in quel periodo. Stimoli non è particolarmente esoso nel suo lavoro, pare anche che sia piuttosto generoso, sopratutto con i poveri che, purtroppo abbondano.
Il denaro non gli manca e, possiede anche un piccolo tesoro: una motocicletta. Benestante, spavaldo e popolare nel paese, Stimoli si attira le antipatie di un personaggio molto importante, il daziere e vigile urbano Orazio Stancampiano. Uomo di legge intransigente, ha da tempo messo gli occhi sui traffici di Stimoli, che sorveglia e controlla costantemente, più per partito preso che per vera necessità.
Nel 1943 l’ultima contravvenzione per un futile motivo (un mulo davanti la bottega di Stimoli), provoca la reazione del futuro bandito che, perde la pazienza, picchia l’ufficiale e viene condannato a sette mesi di prigione.
Sette mesi durante i quali cova vendetta, mentre la sua bottega viene continuamente multata e sorvegliata e gli viene sequestrata la sua preziosa motocicletta.
Quando esce, livido di rabbia, è un uomo cambiato, con nessuna fiducia nella giustizia.
Per una bizzarra credenza, crede che la madre sia vittima del malocchio di una vicina. Agatina Strano e la figlia vengono uccise senza un motivo il 17 luglio 1944 in pieno paese.
Stimoli scappa sulle montagne e inizia la sua carriera di bandito, in lotta con il potere e con le forze dell’ordine, in compagnia di altri uomini come lui. L’odio implacabile va sopratutto ai carabinieri.
Il 22 ottobre 1944 uccide un uomo che gli deve del denaro, Gaetano Chiavaro. Diciassette giorni dopo è la volta di Giuseppe Barbera, un giovane carabiniere.
La quarta vittima è il daziere Stancampiano, che ha sfidato Stimoli ad ucciderlo, ma in paese e davanti a tutti, alla luce del giorno. Stimoli accetta la sfida e il 27 dicembre 1944 anche lo Javert di Adrano muore. A Stancampiano seguono un vigile sanitario comunale, Francesco Mavica e il marito della prima vittima, Alfio Costa. Mavica viene ucciso perchè, come il defunto Stancampiano, è troppo ligio al dovere e, pare, abbia negato ad una delle amanti di Stimoli, la licenza per un’attività commerciale. In rapida successione uccide poi una guardia municipale, un informatore dei carabinieri, il giovane carabiniere Carmelo Costa e ferisce un agente di pubblica sicurezza. In particolare, l’omicidio dell’informatore Giuseppe Cutrona è quello che firma la sua condanna. I truculenti particolari del delitto vengono diffusi e fanno fremere di sdegno le forze dell’ordine.
Stimoli è conosciuto anche per la spavalderia con la quale scende in paese. E’ si travestito da donna, ma pochi si ingannano su chi sia quella donna sgraziata con una vistosa parrucca nera.
I carabinieri di Adrano a questo punto ne hanno abbastanza della “iena” e della sua banda, che rapina e fa estorsioni per tutta la zona.
Nell’estate del 1945, dopo mesi e mesi di appostamenti, interrogatori e informazioni, il nuovo nemico del bandito è il tenente Del Bene, che fa parte di un nucleo che si pone il compito di sgominare il banditismo nella Sicilia orientale.
Il 10 settembre 1945 inizia la ricerca del bandito. Il paese viene battuto a tappeto e, per esclusione, il giorno dopo si arriva al nascondiglio di Stimoli. E’ in casa di Pietrina Calcagno, cinquantenne amante del ricercato. E’ li che si nasconde ed è li che inizia una terribile battaglia armata. Stimoli è in trappola ma non si arrende. Ben armato, gioca il tutto per tutto, senza risparmiare i colpi del suo mitra o le bombe a mano che ha portato con sè. Per quasi cinque ore resiste, senza arrendersi neppure alla madre che lo supplica di arrendersi. Alle 11 e 30 del mattino, la iena di Adrano ha perso la sua ultima guerra. E’ possibile, secondo la testimonianza di Pietrina Calcagno, che non sia morto nel conflitto armato, ma suicidandosi per non perdere la sua ultima partita.

Finisce così la storia di uno dei più temibili banditi siciliani del secondo dopoguerra, cantato nelle ballate dei cantastorie e diventato macabra leggenda.

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3 thoughts on “La storia di Vincenzo Stimoli, la iena di Adrano

  1. Stimoli fu un pazzo omicida, nessun argomento è valido per cercare di giustificarlo o addirittura ad esaltarlo come un novello Robin Hood. I segni di pazzia sono evidenti nell’azione omicida gratuita di due donne che a suo dire avevano fatto il malocchio alla madre e il vestirsi da donna in certi omicidi, e altri ancora. Sono segni di paranoia con mania di persecuzione. Un consiglio, cita le fonti …

  2. Silvia Caus

    Grazie per aver commentato il mio articolo. Sei della zona, oppure appassionato di banditismo? Mi interessano molto altre fonti (a proposito si, dovrei metterle, hai ragione), io a disposizione ho i testi di Nicolosi e praticamente niente altro.

    1. Sono interessato alla storia locale i Adrano essendo ivi residente. Una delle fonti e sicuramente Salvatore Nuvolosi coni il suo testo “L’Impero del mitra”. Non so per quali ragioni Nicolosi tenda a mitizzare la figira di Stimoli, mentre sia evidente che fu un serial killer, affetto da delirio di persecuzione.

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