Banditismo in Sicilia – Il bandito Spitaleri di Bronte

Il brigantaggio siciliano evoca alla memoria storie sanguinose, di banditi gentiluomini e paesaggi brulli e assolati. Insieme ai più famosi fuorilegge monteleprini, nella Sicilia Orientale si muovono i bandini dell’Etna.
La storia che segue è ambientata nella provincia di Catania, dall’aprile 1945, periodo difficile per l’isola.
Bronte è un paesino etneo, famoso per i suoi pistacchi e per i bei paesaggi e che, durante il conflitto segue lo stesso destino di tutti gli altri. I grandi fatti che sconvolgono l’Italia sono lontani e per gli abitanti quello che è più drammatico è il cibo razionato. Chi lo vende deve stare attento alla preziosa merce, difficile da rimpiazzare.
Così è con sgomento che il commerciante Aurelio Isola di Bronte, scopre che un prezioso carico di zucchero che è stato sottratto dalla bottega. La denuncia ai carabinieri ha subito i suoi frutti. Il primo arrestato è un contadino adranita che vive a Bronte: Giuseppe Spitaleri.  Dopo essere stato trattenuto per otto giorni in caserma e “interrogato”, Spitaleri scappa, approfittando di una finestra aperta.

Fotografia tratta da L’impero del mitra di Salvatore Nicolosi.

Spitaleri trascorre alcuni giorni nascondendosi in campagna, ma il suo mantenimento è gravoso per la famiglia. Ha quattro figli ancora piccoli e una moglie che ha già difficoltà a portare il cibo in tavola. Tornare a casa ed essere arrestato nuovamente non è la scelta che Spitaleri vuole fare.
In compagnia di Salvino Carpinati (detto Peppe Mangiaterra), anche lui latitante, Spitaleri si procura un moschetto e inizia a taglieggiare i contadini dei dintorni. Dapprima chiede solo cibo, poi si spinge oltre, quando incontra la banda del fuorilegge Vincenzo Stimoli.
Stimoli è un bandito ormai molto famoso, ha armi, cibo, abiti adatti al clima freddo delle zone. Spitaleri si unisce al gruppo, che conta anche i banditi Agatino Ciaramidaro, Alfio Pellegriti e Giovanni Frasca. I tre divengono i suoi maestri, ognuno con una sua personalità.
Di Stimoli già si è parlato in un precedente articolo. Pellegriti è il più giovane, conosciuto per il bell’aspetto e la ritrosia nell’uso delle armi da fuoco. Ciaramidaro (detto Papuzza) è un anziano brigante con molta esperienza, mentre Frasca non ha una banda precisa ed è conosciuto per la generosità verso i poveri.
Spitaleri rimane poco con Stimoli, forse sconvolto dall’efferatezza con cui il bandito adranita ha ucciso Puddu Cutrona, un informatore della polizia.
Nuovo compagno del neobandito brontese è Antonino Battiato, contadino che dopo essere stato rapinato di una grossa partita di grano, diviene fuorilegge. Per quanto la sua figura paciosa possa essere la meno indicata, Battiato si impegna nel crearsi una figura di bandito. Rapina, compie estorsioni e si unisce a diversi gruppi, senza incassare grandi guadagni, almeno finché non incontra Spitaleri.
I due uniscono le forze e iniziano una carriera breve quanto fonte di cospicui introiti. Spitaleri mantiene moglie e figli nel lusso, in un’epoca in cui il brontese medio viveva alla giornata. Rosa Spitaleri ora diviene donna Rosa e compra case, mobili di lusso e abiti eleganti, permettendosi di guardare dall’alto in basso coloro che in passato l’hanno disprezzata.  Finalmente la famiglia Spitaleri possiede la “roba”.
Il capofamiglia, intanto, mentre Rosa spende e spande, trascorre la vita tra latitanza ed estorsioni, insieme al fido Battiato e ai suoi gregari. Aiutante (più per forza che per volontà) è il dottor Biagio Pecorino, medico di Bronte. Pecorino cura i banditi e in cambio viene lasciato in pace, anzi capita che possa intercedere per parenti o amici che sono stati taglieggiati da Spitaleri.
Il bandito è serio e preciso e sa rispettare gli accordi e per più di un anno la sua carriera prosegue indisturbata. La polizia lo cerca ma senza troppo impegno, perché le sue attività si fermano a fatti poco cruenti. Spitaleri è lontano dalla ferocia di altri contemporanei come Vincenzo Stimoli o dalla fama  romantica di Salvatore Giuliano.
Spitaleri è un uomo semplice e anche la sua cattura non ha niente di leggendario. Una delazione porta due squadre di carabinieri nel casolare abbandonato dove si nasconde. La poca rilevanza del fatto si nota già dal rapporto stilato successivamente, che lamenta che i poveri militi non abbiano potuto fare colazione e si siano dunque recati nelle campagne portandosi dietro pesche e pane. Spitaleri viene trovato subito e si arrende senza sparare neanche un colpo. Il fido Battiato inizia un conflitto a fuoco, durato ben poco. A sorpresa, insieme a lui sbucano dal casolare due donne, le sorelle Marianna e Francesca Castiglione, amanti dei due banditi.

Scrive la rivista Il ciclope “Il cielo è plumbeo e pesante, ma per i brontesi, e per gli onesti sopratutto, oggi è più che una giornata radiosa di sole, più che una vivida giornata di primavera: è stato arrestato il temutissimo brigante Pippinu u’durnisi”.

I banditi vengono tutti processati e, mentre il capo viene condattanto a trent’anni di prigione, gli altri a pene via via meno severe.
Finisce così la storia di  Giuseppe Spitaleri, bandito per caso.

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