L’imperatore Hirohito rinuncia alla sua discendenza divina

La Seconda Guerra Mondiale è ancora oggi un argomento molto controverso di cui scrivere. Un tema poco studiato a scuola (chi scrive ha dovuto studiare questo periodo in un mese scarso, rifacendosi poi in sede universitaria) è la sorte di coloro che hanno perso. Cosa sia accaduto alla Germania e all’Italia è noto, mentre il Giappone passa quasi sempre in sordina.

La fine dell’agosto 1945 vede un Giappone ormai in ginocchio. Il paese è provato da sei anni di guerra e dalla terribile esperienza della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki (qui un breve saggio dedicato a un gruppo di coraggiose giovani donne sfigurate dall’esplosione).
I soldati americani occupano ufficialmente il paese il due settembre, comandati dal generale Douglas MacArthur (1880-1964). Il militare ha una lunga esperienza nell’esercito e, come scrive lo storico Kenneth G. Henshall:

“Era un uomo nato per comandare, dignitoso e sicuro di sè, deciso ma clemente, e ispirato dalla convinzione quasi messianica che fosse predestinato da Dio per scrivere la storia”.

Il generale Douglas Mac Arthur

MacArthur si prefigge l’ambizioso compito di creare un nuovo Giappone, aperto e democratico, con una costituzione in stile americano. Il paese sarebbe stato completamente rinnovato, eliminando il passato feudale e livellando le differenze. Il generale si serve di esperti di cultura nipponica per conoscere le tradizioni e la cultura del Giappone. In particolare è prezioso l’aiuto del generale di brigata Bonner Fellers (1896-19739, che parla la lingua e conosce a fondo il paese. Inoltre ha una parentela acquisita con un alto diplomatico nipponico.

L’imperatore Hirohito


C’è dunque un grande cambiamento nei valori che muovono il Giappone e, si pone subito un problema: come gestire la figura dell’imperatore.
Molti ritengono che Hirohito (1901-1989) vada giustiziato o almeno che lasci il trono e dia al paese la possibilità di ricominciare la sua vita in una nuovo società democratica.

Mac Arthur è pero molto incuriosito dall’imperatore e, dopo averlo conosciuto e studiato attentamente, prende una decisione che lascia molti perplessi. Hirohito non viene accusato di alcun crimine di guerra e rimane al suo posto sul trono. Il generale è convinto che la sua presenza possa dare stabilità a un paese profondamente ferito. Inoltre non è da sottovalutare il rischio dell’anarchia, che potrebbe aprire le porte al temuto comunismo.

Per giustificare la decisione agli occhi del mondo, egli gioca attentamente le proprie carte. Poco prima della fine del dicembre 1945 ordina a Harold Gould Henderson di scrivere un documento. Henderson non è un militare qualsiasi. E’ un esperto di cultura nipponica e docente universitario alla Columbia University.
Il primo gennaio 1946 l’imperatore legge alla radio la
Dichiarazione di umanità (Ningen sengen). Il testo è indirizzato ai cittadini giapponesi e agli Alleati e, attraverso un ambiguo discorso ben congegnato, inserisce l’imperatore e il paese stesso in una nuova dimensione democratica, dove il sovrano stesso si spoglia di alcune delle sue prerogrative, ponendosi a guida del paese, non più divinità ma guida.
La Dichiarazione ha successo e contribuisce alla figura di Hirohito abilmente costruita da Mac Arthur: un uomo vittima delle contingenze e delle decisioni altrui che, nonostante tutto, conserva il trono sino alla morte.

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