30 gennaio 1972 – Bloody Sunday

“Se prendo un fazzoletto bianco ed esco, non mi spareranno”.

Parole di Barney McGuigan, una delle quattordici vittime del Bloody Sunday.

"Free Derry Corner - geograph.org.uk - 1317804" by louise price. Licensed under CC BY-SA 2.0 via Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Free_Derry_Corner_-_geograph.org.uk_-_1317804.jpg#/media/File:Free_Derry_Corner_-_geograph.org.uk_-_1317804.jpg
“Free Derry Corner – geograph.org.uk – 1317804” by louise price

Antefatto
L’Irlanda del nord all’inizio degli anni settanta è una terra di contrasti e lotte. L’odio settario ha raggiunto picchi altissimi e, alle difficoltà della popolazione cattolica, si aggiunge la dura repressione di ogni forma di ribellione. Nel 1971 il governo del Nord Irlanda (con il plauso del governo del Regno Unito) ha introdotto l’internamento senza processo per coloro che sono sospettati di attività terroristica, abuso che porta a centinaia di arresti di innocenti. Inoltre, marce e manifestazioni vengono dichiarate illegali.
Seconda città dell’Irlanda del Nord, Derry (o Londonderry secondo la popolazione protestante) è teatro di numerosi scontri tra cattolici ed esercito britannico e si trova divisa in due, con numerose zone “libere”, ad accesso limitato. Famosa è la fotografia che ritrae l’ingresso della zona libera, costantemente controllata dai volontari dell’IRA e che reca la scritta “You are now entering free Derry”, nel punto tra Fahan Street e Rossville Square. Ancora visibile all’ingresso del Bogside, è monumento muto dei sanguinosi fatti che l’hanno vista protagonista.

In una situazione che diventa sempre più insostenibile, in una domenica come tante altre, la NICRA, organizzazione per i diritti civili ha organizzato una marcia pacifica per protestare contro l’internamento senza processo.
Il governo britannico, preoccupato per la piega che possono prendere gli eventi, manda i paracadutisti a Derry, per controbattere quel potente esercito di attivisti per i diritti civili, casalinghe, studenti e lavoratori che si sono dati appuntamento per una marcia che, a rigor di legge è considerata illegale.
Questo non ferma gli organizzatori, convinti che la manifestazione potrà svolgersi senza problemi e provocazioni di nessun tipo. L’IRA ha confermato che non parteciperà in alcun modo, stando in disparte ad osservare in silenzio.
Il 30 gennaio 1972, a Derry confluiscono pulmann di manifestanti, tra cui Bernadette Devlin, che a 24 anni si è già fatta una solida reputazione ed è il più giovane deputato del Parlamento Inglese. E’ presente Eamon McCann di Derry e anche Ivan Cooper, militante di religione protestante, che vuole dimostrare che le barriere religiose si possono superare, purchè si decida di lavorare insieme.
I parà britannici sono schierati lungo più punti del percorso, con tanto di barricate. Si preferisce inviare loro per la convizione che la normale polizia (RUC) non sarebbe in grado di gestire eventuali disordini.

mappa
planetware.com

Il corteo parte e il percorso viene deviato proprio per la presenza dei soldati britannici. Alcuni giovani insistono per seguire quello originario, verso Guildhall e in William street iniziano a lanciare pietre all’esercito. Nel frattempo al comando militare arriva la voce che ci sia un cecchino dell’IRA.
Alle quattro del pomeriggio, mentre la folla si trova al Free Derry Corner in attesa di sentire il discorso finale, i paracadutisti iniziano a sparare, senza un motivo apparente. Cadono i primi colpiti, tra cui Barney McGuigan, colpevole di aver alzato un fazzoletto bianco per soccorrere un ferito.
Il bilancio totale è di tredici morti, tredici feriti più un ulteriore ferito che morirà quattro mesi più tardi.

bloddys
irishcentral.com

Nessuno ha visto qualcuno dei manifestanti sparare o in possesso di armi e, i test forensi così come le fotografie mostrano persone totalmente inermi e prive di armi di qualsiasi tipo.
Versione ufficiale dell’esercito è che i paracadustisti abbiano reagito a un attacco armato da parte dell’IRA, una voce che viene accettata dal governo ma che viene smentita da quanti coloro hanno assistito alla strage e che fanno sentire le proprie proteste.

Conseguenza dell’episodio è la sconfitta morale della linea della NICRA. I cattolici si convincono che la protesta non violenta non porti a nessun risultato e, la reazione è quella di entrare tra i volontari dell’IRA, che vede ingrossarsi le proprie fila. Tra l’altro, nel 1969 è avvenuta la scissione tra Official IRA e Provisional IRA. Legato a doppio filo al Provisional Sinn Fein di Gerry Adams,  è il secondo il nucleo che si rende protagonista diretto dei fatti che renderanno tristemente famosa l’Irlanda del Nord nel mondo.

Il Bloody Sunday scatena l’indignazione collettiva. Una prima inchiesta conferma la non responsabilità dei paracadutisti ma, nel 1998 l’allora primo ministro Tony Blair ordina una seconda inchiesta a Lord Saville. Dopo anni di attesa, nel 2010 essa viene finalmente resa pubblica e David Cameron ammette finalmente l’assoluta ingiustizia e insensatezza del Bloody Sunday.

Oggi?
Cosa rimane di quel terribile periodo a Derry? La città non ha ancora cambiato ufficialmente il suo nome e tanti sono i cartelli dove il nome Londonderry appare tagliato a metà.
Il Bogside ha cambiato fisionomia e i condomini di Rossville Street sono stati demoliti, una ricostruzione che però non guarisce le ferite e non permette che la memoria venga cancellata. Free Derry Corner esiste ancora e il trio chiamato “gli artisti del Bogside” ha creato una serie di murales che rievocano i Troubles, visibili a chiunque voglia conoscere e provare a comprendere la portata dell’ultima guerra di religione d’Europa.

Bibliografia:
Brian Conway, Commemoration and Bloody Sunday: Pathways of Memory, Palgrave Macmillan, Basingstoke, 2010.
Pringle, Jacobson, Those Are Real Bullets: Bloody Sunday, Derry, 1972, Groove Press, New York, 2000.

Related posts

Leave a Comment