Belfast, i murales e le ferite di una città

Ognuno ha la sua malattia. La mia sono i viaggi e, stavolta il mio vagabondare mi ha portata in Irlanda. Da appassionata di storia irlandese, ho trascorso un paio di giorni nella Repubblica d’Irlanda, tra Guinness e archeologia celtica, per spostarmi poi nella reale meta del mio viaggio: il Nord Irlanda, con base a Belfast.
Nella memoria di chi è figlio degli anni 80, Belfast ha una connotazione negativa, sebbene molti non ricordino neanche il perchè, se non l’eco lontano dei telegiornali.
Belfast l’ho visitata in lungo e in largo insieme al mio fedele partner in crime, tanto da potermi fare un’idea. Belfast oggi è una città che cerca disperatamente di dimenticare. Grandi investimenti per dragare il fiume Lagan, lo hanno trasformato da canale puzzolente a luogo turistico, dove è possibile prenotare una gita in battello.

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Il Big Fish, monumento commemorativo del risanamento del fiume Lagan.

Camminando ancora, è possibile recarsi presso il glorioso (e costoso) Titanic Memorial, nei pressi del luogo in cui fu costruito lo sfortunato transatlantico. Come dire…lucriamo su una tragedia per dimenticare un’altra tragedia. Di reale non c’è assolutamente nulla, se non i cantieri dove operai sottopagati lavoravano per la Star Line. Il resto è un museo interattivo ma che ha lo scopo di fungere da richiamo per i turisti.
E i Troubles? Poche parole sulle guide , giusto per introdurre la necessaria visita turistica ai murales di Falls Road e Shankill Road. Non occorre neanche camminare, ci sono i comodi bus turistici dai quali si possono scattare fotografie come se si fosse in un parco giochi.
Belfast è una città che va capita e analizzata, vedendola nei suoi dettagli e comprendendo la sua delicata situazione.
L’accordo del Venerdi Santo del 1998 ha lasciato una città profondamente ferita e per la quale la guarigione è lontana.
Il governo inglese si occupa di coprire più che guarire, ma non è una passata di cerone che renderà Belfast una città europea.
Basta allontanarsi dal centro per iniziare ad entrare nello spirito del luogo, o anche solo camminare per le sue strade. Nell’immagine una scritta trovata nel quartiere dell’università, che mostra la sfiducia degli abitanti stessi.20160806_172130
L’importante è allontanarsi dall’idea del giro turistico e osservare senza pregiudizi. Come quei giovinotti in maglia dei Celtics che ci ricordano come il calcio in Irlanda del Nord sia un importante affare settario e che quasi sempre la maglia è indice di appartenenza.
Camminando verso la Queen’s University ho avuto il “piacere” di imbattermi in una delle zone protestanti nel sud di Belfast, vicino Sandy Row. Luogo famoso per essere avamposto dell’UDA (Ulster Defence Association) e dell’ordine di Orange e dove campeggiano in bella vista murales lealisti. Non è strano che l’università sia stata volutamente collocata in zona protestante, in una città dove la segregazione nei confronti della popolazione cattolica è sempre stata norma.

Falls Road

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Il cielo di Belfast e il cammino verso la Divis Tower.

Il soggiorno ci ha portati a Falls Road, per antonomasia zona cattolica della città. Vicina al centro abbastanza da andare a piedi e per niente pericolosa, come si potrebbe pensare. Si può visitare a piedi e da soli ma senza un’adeguata guida si rischia di scarpinare e vedere solo i murales, perdendosi ciò che di più interessante c’è. Un’altra alternativa sono i black taxi, che per una cifra di circa 30 sterline vi portano su e giù per il quartiere, fermandosi a richiesta e narrando storie ed aneddoti. Non male ma non quello che cercavo e che invece ho trovato tramite Coiste.ie. Si tratta di un’associazione che si occupa del reinserimento di ex prigionieri repubblicani, che offrono una prospettiva personale dei Troubles e permettono una conoscenza approfondita del tema.
Prima tappa le Divis Tower, un complesso di 850 appartamenti che faceva parte del Divis Complex, adesso demolito. Gli ultimi due piani della Divis Tower hanno ospitato, sino al 2005 un punto di osservazione dell’esercito britannico ed è qui che la RUC (la polizia del Nord Irlanda) ha ucciso il primo bambino durante i Troubles, il piccolo Patrick Rooney, di soli nove anni.

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Polizia ed esercito britannico non sono i benvenuti.

E’ ai piedi del palazzone alto 61 metri che le guide vengono a recuperare i visitatori. Noi veniamo affidati a Joe, che inizia subito il suo racconto, indulgendo sui particolari del soggiorno in prigione, mentre cammina e, stranamente ignora la maggior parte dei murales, se non per poche eccezioni. Gli preme più di spiegare cosa sia accaduto in quel certo punto o in un altro e la dinamica dei fatti. Noioso per chi in realtà voleva solo un giro turistico inusuale ma musica per le orecchie di chi è li con un interesse reale per la storia dei Troubles.

Lungo Falls Road.
Lungo Falls Road.

In compagnia di Joe abbiamo visitato luoghi ricchi di memoria come il Garden of Remembrance, ascoltato la storia delle case incendiate di Bombay Street, camminato lungo uno dei muri della pace lungo Cupar Street e visitato il Clonard Martyrs Memorial Garden.

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Ultima tappa il cimitero di Milltown, dove sono sepolti i volontari repubblicani. La maggior parte si trova nella zona repubblicana, utilizzata dal 1972 in poi e dove è possibile rendere omaggio anche a tre degli hunger striker e a numerose altre figure come i martiri di Gibilterra.
Su e giù lungo il tragitto, i Black Taxi di Belfast, economici mezzi di trasporto che nascono proprio per consentire agli abitanti delle zone più disagiate gli spostamenti verso il centro.

In ricordo dei tassisti uccisi durante i Troubles.
In ricordo dei tassisti uccisi durante i Troubles.
memoria
Avviso per la parata del 35esimo anniversario dell’Hunger Strike del 1981.

Joe non si è mai risparmiato in particolari, sia che si trattasse di scontri a fuoco o di affrontare temi come gli scioperi della fame, sopratutto alla fine del giro, davanti una buona pinta di Guinness. Occasione nella quale ho posto le mie domande su molti aspetti che mi erano oscuri e su personaggi di cui avrei voluto sapere di più. Ad esempio ho capito meglio i rapporti che intercorrono tra il Sinn Fein di Gerry Adams e una certa frangia di repubblicani che lo considerano più o meno un traditore.
E’ chiaro, si tratta sempre di una prospettiva di parte, ma comunque un’occasione preziosa per conoscere la storia direttamente dalla bocca di chi l’ha vissuta. Cosa insolita, anche per la guida, è stato trovare una ragazza di Belfast nel gruppo, segno che la voglia di capire sono vivi, anche in una città in cui metà degli abitanti vuole dimenticare e l’altra mantenere viva la memoria.

 

 

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