1 marzo 1981 – Bobby Sands e gli scioperi della fame

“Sono un prigioniero politico. Sono un prigioniero politico perchè sono l’effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra” (da Il diario di Bobby Sands – Domenica 1 marzo 1981).

mirror.co.uk
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Robert Sands, conosciuto come Bobby, scrive queste parole nel 1981. Ha 27 anni, una moglie e un figlio e già da quattro anni e mezzo è detenuto nel carcere di Long Kesh, con una condanna a quattordici anni di reclusione per possesso di una pistola.  In Irlanda del nord, in quegli anni, basta poco per finire in prigionEssere cattolico è già una colpa e, essere un attivista politico è ragione più che sufficiente per trovarsi con una condanna decennale. Dal 1976 non esiste più la denominazione di prigioniero politico e la condizione di Sands è quella di criminale comune.  Significa non avere più quei diritti essenziali come indossare i propri abiti o potersi liberamente riunire con gli altri detenuti. Nello stesso 1976, quando Margareth Thatcher decide di rimuovere lo status di prigioniero politico, è Ciaran Nugent il primo ad opporsi all’obbligo di indossare l’uniforme carceraria e ad usare come abbigliamento una semplice coperta. E’ da li che inizia la blanket protest, che poi diviene anche no wash protest, per opporsi alle brutalità dei secondini, che picchiano i detenuti quando si recano alle latrine e alle docce.

I detenuti vivono in condizioni pietose, in celle umide e buie, con poco cibo e acqua. Gli escrementi rimangono nei buglioli che non vengono svuotati se non di rado (e spesso sui pavimenti stessi) e le feci sono spalmate sui muri per farle seccare e renderne meno disgustoso l’odore.blanket
Nel 1980 la situazione è ormai disperata, con centinaia di cattolici nord irlandesi che vivono in condizioni atroci.
I portavoce dei detenuti chiedono al primo ministro inglese le famose Five Demands:
1) Il diritto di indossare i propri abiti e non la divisa carceraria.
2) Il diritto di non svolgere il lavoro in carcere.
3) Il diritto di libera associazione con gli altri detenuti.
4) Il diritto di avere reintegrato la remissione di metà della pena.
5) Il diritto di avere attività ricreative e ricevere pacchi da casa.

Per farsi ascoltare, il 27 ottobre 1980 sette detenuti del carcere di Long Kesh, iniziano uno sciopero della fame. Ben presto si aggiungono altri trenta detenuti e tre delle donne incarcerate ad Armagh.
Sembra che il governo inglese voglia ascoltarli e il 18 dicembre lo sciopero viene sospeso ma ben presto ci si rende conto che nessuna delle cinque richieste verrà accettata.
Il 1 marzo 1981 inizia così il secondo sciopero della fame ed è Bobby Sands, già Office Commanding dei detenuti dell’IRA ad iniziare. A lui si aggiungono via via altri detenuti, mentre il governo inglese decide di ignorare comunque le richieste, anche quando Bobby Sands e i suoi compagni vengono candidati alle elezioni parlamentari e lasciar morire chi è stato eletto, significa creare un grave danno di immagini al governo stesso.
E’ un braccio di ferro tra l’IRA, gli intermediari del Sinn Fein e il governo inglese, che si conclude con la morte di dieci dei giovani che hanno iniziato lo sciopero e che passeranno alla storia come gli hunger striker del 1981.

(Continua…)

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